Allattamento e farmaci di Gwen Gotsch da New Beginnings, n°2, vl.17, mar.-apr. 2000

Quasi tutte le madri e gli operatori sanitari sanno che i farmaci assunti dalla madre che allatta possono passare nel latte; così, quando un medico scrive qualcosa su un ricettario e lo mette in mano alla madre, non c’è da stupirsi se poi talvolta dice alla mamma di svezzare il bambino. Ma in questo modo nessuno ci guadagna: lo svezzamento improvviso espone a stress emozionali e rischi significativi per la salute tanto la madre quanto suo figlio. Se la conversazione tra la donna e il medico finisce qui, i problemi verranno dopo; invece la mamma che si trova in questa situazione ha bisogno di cominciare a far domande e intraprendere una discussione prolungata, riguardo alla cura della sua salute, della quale ella sia parte attiva. È vero: non è facile discutere la prescrizione del medico, specialmente se sei malata e preoccupata della tua stessa salute; ma ci sono buoni motivi per parlare con lui delle possibili alternative allo svezzamento, anche di quello temporaneo.

Il primo motivo è che l’allattamento è importante. Nutrire il bambino con sostituti artificiali, il cosiddetto latte formulato, non è la stessa cosa che allattarlo- Se il medico non ha un’ampia esperienza clinica di donne che allattano, o almeno un’esperienza personale di allattamento, può non rendersi conto che la questione va oltre il semplice fornire nutrimento al bambino. Molti medici, anche quando sono consapevoli dei benefici nutrizionali ed immunologici del latte materno, non sanno che svezzare bambino dal seno inciderà anche sul benessere della madre e sul suo prendersi cura del piccolo; molti non sanno nemmeno che riportare il bambino al seno dopo svariati giorni di biberon potrebbe essere difficile. Il medico ha il dovere di rispettare i valori, i sentimenti e le preoccupazioni della madre riguardo all’allattamento.

Un secondo motivo per mettere ulteriormente in discussione lo svezzamento riguarda il fatto che alimentare il bambino con un cibo artificiale non è privo di rischi. Certo, molti bambini stanno bene con la formula artificiale (e alcuni quando diventano grandi frequentano la facoltà di medicina), ma questo è solo un esempio della capacità umana di adattarsi a circostanze che non sono ideali: non la prova gli infiniti benefici dell’allattamento possono essere letti come infiniti potenziali problemi della formula artificiale: più infezioni all’orecchio, più patologie gastrointestinali, maggior rischio di allergie, SIDS, leucemia infantile, diabete giovanile ed altri problemi di salute. Dato che ci sono studi che mostrano come i bambini allattati abbiano un possibile vantaggio dell'intelligenza fino almeno agli anni della scuola dell’obbligo, questo significa che l’alimentazione artificiale può avere dei sottili effetti negativi sullo sviluppo del bambino.

Al giorno d’oggi ci sono pochissimi farmaci pericolosi per l’allattamento. Questo è il terzo motivo, e forse il più convincente, per chiedere al medico di rivalutare se lo svezzamento sia veramente necessario quando la madre prende un farmaco. Se devi per forza prendere un principio terapeutico che è sicuramente pericoloso per il bambino, allora dovrai svezzare; ma spesso, quando la madre e il medico ricercano ulteriori informazioni, scoprono che ci sono poche ragioni per preoccuparsi riguardo ad un particolare farmaco, oppure che ci sono terapie alternative per trattare la patologia materna.

Quali fattori determinano se un farmaco avrà effetti sul bambino?

La maggior parte dei farmaci presi dalla madre compare nel latte. La cosa importante non è questa, bensì quanto la sostanza venga assimilata dal bambino e quali effetti potrà avere.

Ecco alcuni fattori da prendere in considerazione:

· I neonati e i prematuri hanno una minore capacità di metabolizzare i farmaci rispetto ai bambini più grandi. Un farmaco che non è il caso di prescrivere alla madre di un neonato può essere dato senza timore a un bambino più grande.

· La quantità di sostanza che il bambino assume dipende dalla quantità di latte che egli prende dal seno. Un bambino di sei mesi che poppa esclusivamente al seno prenderà un volume di latte maggiore di un lattante più piccolo, oppure di un bambino grandicello che poppa soprattutto per confortarsi.

· Alcune sostanze rimangono più di altre in circolo nell’organismo materno. Per il metabolismo del bambino può essere più facile gestire i farmaci ad azione rapida piuttosto che quelli che vengono rilasciati nell’arco di 12 o 24 ore[*].

· Qualche volta per il medico è possibile calcolare il momento in cui nell circolazione del sangue materno la concentrazione della sostanza è al livello minimo, basandosi sulle conoscenze relative a come il farmaco viene metabolizzato; a questo punto si possono regolare i tempi di somministrazione in modo che bambino abbia l’esposizione minima al principio attivo. In ogni caso questa strategia non è pratica quando il bambino poppa spesso oppure ha ritmi di allattamento imprevedibili.

· È vero che i farmaci nuovi promettono un’azione più rapida o meno effetti collaterali dei prodotti più vecchi, però possono essere carenti di informazioni su quali effetti abbiano sul lattante. Talvolta la madre e il medico possono decidere di usare un farmaco tradizionale, se è accertato che sia sicuro per il bambino.

· A volte si può rimandare una terapia fino a quando il bambino sia più grande o non stia poppando più così spesso.

· Il dottore che sta prescrivendo un medicinale alla madre dovrebbe consultarsi col pediatra, prima di suggerire lo svezzamento. Rispetto ad altri specialisti, i pediatri spesso hanno più informazioni su come i farmaci passano nel latte. Quando la madre e il pediatra non sono sicuri sull’uso di un farmaco, in genere possono sorvegliare il bambino per vedere se ci sono effetti collaterali. La consultazione degli specialisti dell’Istituto Mario Negri (800 883300) può essere di grande aiuto.

· Spesso è saggio riflettere se la terapia è davvero necessaria. A volte ci sono altri modi per affrontare i sintomi.

Effetti a lungo termine nell’uso di un farmaco

Le donne che hanno una malattia cronica (per esempio diabete, lupus, artrite, epilessia o patologie tiroidee) possono aver bisogno di prendere farmaci per tutto il tempo in cui allattano i loro bambini. È quasi sempre possibile trovare medicinali compatibili con l’allattamento. In genere le donne che si trovano in questa situazione si sono abituate a lavorare con gli operatori sanitari nella gestione della loro malattia, specialmente durante la gravidanza; se la madre chiarisce ai propri medici curanti che l’allattamento per lei è importante, potranno lavorare insieme per trovare soluzioni ad ogni problema relativo a farmaci e allattamento.

Sempre più spesso i medici trattano la depressione post-partum con i farmaci, e se la madre deve prendere antidepressivi per molti mesi, giungono facilmente a consigliarle di svezzare il bambino. In tale situazione è importante procurarsi informazioni aggiuntive e soppesare molto attentamente rischi e benefici: per una madre che ha la sensazione di non stare facendo niente “come si deve”, lo svezzamento può essere emotivamente pesante. In alcuni casi, dopo aver accuratamente analizzato i dati sul medicinale, la madre, Il padre e il pediatra possono decidere che i benefici legati all’assunzione del farmaco, sommati ai benefici dell’allattamento, prevalgono su qualunque rischio per il bambino; oppure possono decidere di trattare la depressione in modi alternativi che non richiedano farmaci.

Dove trovare le informazioni

Spesso gli operatori sanitari, per avere informazioni su un principio terapeutico, negli USA fanno riferimento al Phisician’s Desk Reference (PDR). In realtà questa pubblicazione non è una buona fonte di informazioni rispetto alle interferenze dei farmaci con l’allattamento: le informazioni in essa contenute provengono spesso direttamente dalle aziende farmaceutiche, la cui principale preoccupazione è di evitare problemi legali. In assenza di studi che dimostrino al di là di ogni dubbio che un certo medicinale è sicuro per la madre che allatta, la ditta farmaceutica consiglierà di non usarlo durante l’allattamento, anche quando le informazioni sul farmaco suggeriscono che ci siano pochi motivi per preoccuparsi.

La Commissione sui Farmaci della Accademia Americana dei Pediatri (AAP) è una miglior fonte di informazioni. Nel 1994 ha pubblicato un articolo intitolato Passaggio dei farmaci e di altri agenti chimici nel latte umano. Quest’elenco di farmaci è basato su centinaia di relazioni tratte dalla letteratura medica; l’articolo è riprodotto nel volume de La Leche League Allattamento al seno: il libro delle risposte, che è reperibile presso molte Consulenti de La Leche League. LLL ha accesso anche ad altre fonti informative su farmaci e latte materno, con documentazioni che possono essere fornite al medico, fra cui il fondamentale Medications and Mother’s milk di Thomas Hale. Esiste anche un sito in lingua spagnola e inglese dedicato a queste problematiche, www.e-lactancia.org, realizzato dal reparto di pediatria dell’ospedale di Denia, Alicante, in Spagna.

Le riviste mediche pubblicano continuamente nuove informazioni su come i farmaci passino nel latte. In quest’epoca di internet e motori di ricerca, chiedere al medico di cercare qualche informazione in più su un farmaco non è poi chiedere molto. Il reperimento di informazioni aggiuntive permette alla mamma di continuare ad allattare serenamente, o di sapere con precisione che , nella sua particolare situazione medica, lo svezzamento è veramente necessario.

Tenere aperti i canali di comunicazione

Durante l’allattamento dovresti sempre consultare il tuo medico prima di prendere qualsiasi medicinale, che sia un farmaco da banco oppure dietro ricetta medica. Quando un operatore sanitario prescrive un farmaco a una madre che allatta, questa dovrebbe ricordargli che sta dando il suo latte al bambino, e quindi bisogna accertarsi che la sostanza sia compatibile con la prosecuzione dell’allattamento.

Quando nel corso dell’allattamento ti sorgono dubbi sulla sicurezza di un farmaco, continua a tenere informato il tuo medico, che deve sempre sapere quale trattamento stai effettuando e se stai allattando, persino se questo significa, per voi due, dover convenire che non siete d’accordo. Se ti rendi conto che non riesci a lavorare insieme al medico per risolvere il problema, puoi sempre decidere di cercare una seconda opinione presso un altro specialista.

Specialmente durante i primi mesi di allattamento, madre e figlio sono come una singola unità biologica: quello che riguarda l’uno influirà anche sull’altro. Ecco perché per una mamma che allatta è importante prendersi cura di se stessa e fare attenzione a ciò che introduce nel suo organismo. Alcuni farmaci sono potenzialmente pericolosi per i bambini che poppano, perciò è meglio sentire il parere di un medico prima di prendere qualunque medicinale; però è altrettanto necessario che il tuo medico sappia che per te e per il tuo bambino è realmente importante continuare ad allattare.

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N.d.T: Queste informazioni sono tecnicamente espresse dall’emivita (quanto tempo occorre perché tale concentrazione si dimezzi) e dal picco plasmatico (dopo quanto tempo il farmaco raggiunge la massima concentrazione nel sangue).